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Il turismo nei parchi e nelle aree protette

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di Selene Cassetta
www.viaggiosostenibile.com

È passato un anno dal riconoscimento UNESCO del Delta del Po a riserva della biosfera: un importante traguardo, ma soprattutto una preziosa occasione sotto diversi punti di vista. Come ci spiega Philippe Pypaert, rappresentante dell’Ufficio europeo UNESCO in Italia, questo premio fondato sull’eccellenza culturale, creativa e ambientale, rappresenta una grande opportunità di promozione del Delta a livello nazionale e internazionale, che deve incoraggiare e spronare a proseguire sulla scelta del rilancio territoriale di questo delicato territorio. La designazione UNESCO, infatti, inserisce il Delta del Po in una rete di territori impegnati in uno sviluppo di tipo sostenibile nelle sue diverse forme, accrescendo visibilità e attrattività a questa destinazione, soprattutto dal punto di vista turistico.
È necessario lavorare perché tutta la comunità locale possa beneficiare di uno sviluppo di questo tipo, anche perché i dati dimostrano una crescita costante delle vacanze verdi nei parchi e nelle aree protette:  in occasione della Borsa Internazionale, la Bit, di Milano dello scorso Febbraio, è stata presentata l’analisi di Fondazione Univerde che dimostra che gli italiani cercano natura e parchi. Il VI rapporto “Gli italiani, il turismo sostenibile e l’ecoturismo”, ricerca realizzata da IPRMarketing e Fondazione UniVerde, ha rilevato che il 62% degli italiani ha visitato un parco naturale nazionale o regionale e che ben il 74% degli italiani conosce il turismo sostenibile ritenendolo una forma di fruizione che rispetta l’ambiente e cerca di ridurre il consumo di energia e di risorse del territorio. 

Quella del turismo sostenibile è infatti una delle sfide che i territori nelle aree protette e nei parchi devono affrontare prioritariamente, perseguendo modelli di sviluppo turistico che non deteriorino la qualità ambientale e paesaggistica del territorio e, soprattutto, offrano concrete opportunità per potenziare e destagionalizzare la presenza turistica estendendo l’area interessata ai flussi di turisti anche alle aree interne e meno note. Per farlo serve strutturare un’offerta capace di mettere al centro i valori territoriali, quelli ambientali certamente, ma anche quelli culturali legati alle tradizioni e ai saperi delle comunità locali.

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Le aree protette in Italia

81 milioni di presenze, 5,4 miliardi di euro di consumi totali, 2,9 miliardi di valore aggiunto: sono questi i numeri principali del turismo nei parchi naturali in Italia che confermano il peso sempre maggiore che il turismo sta assumendo per le aree protette e il ruolo cruciale ed emblematico che queste ultime giocano nel più vasto panorama nazionale.

Nel nostro paese, la percentuale di territorio protetto ha raggiunto percentuali importanti e fino a pochi anni fa insperate. Parchi e riserve naturali coprono oggi circa il 10% del nostro territorio, per un milione e mezzo di ettari dalle Alpi alla Sardegna. Per garantire la conservazione della maggior parte degli ambienti naturali del nostro paese, il Ministero dell’Ambiente ha riconosciuto ufficialmente 772 aree naturali così suddivise:
– 23 parchi nazionali
– 22 aree naturali marine protette e riserve naturali marine
– 146 riserve naturali statali
– 105 parchi naturali regionali
– 335 riserve naturali regionali
– 141 aree protette regionali

A queste si aggiungono:
– 50 zone umide
– 8 riserve MaB Unesco
– 63 riserve biogenetiche
– 6 aree specialmente protette di importanza mediterranea
– 1 area internazionale “Santuario dei mammiferi marini”.

Si tratta di aree naturali dal valore ineguagliabile per l’Italia: realtà nate a protezione di uno straordinario patrimonio naturale frutto di una lunga convivenza tra l’uomo e l’ambiente. Un patrimonio che va salvaguardato per mantenerne intatte le caratteristiche ecologiche, ma che deve anche costituire una risorsa su cui basare politiche di sviluppo sostenibile delle popolazioni locali. La comunità locale è infatti coinvolta in una serie di benefici se si sceglie di valorizzare le aree protette attraverso politiche sostenibili: dal recupero del patrimonio storico e architettonico locale (creazione di strutture agrituristiche, bed&breakfast) alla valorizzazione degli antichi mestieri e delle tradizioni contadine (realizzazione di eco-musei e manifestazioni ad hoc) sino alla creazione di nuove professionalità. Questi sono solo alcuni dei vantaggi di uno sviluppo di tipo sostenibile, in grado di determinare un indotto economico non trascurabile per realtà spesso piccole e a volte caratterizzate da una serie di difficoltà dovute alla marginalità dei luoghi.

Anche per l’ente gestore dell’area stessa lo sviluppo di un turismo responsabile all’interno dei territori protetti presenta una serie di positivi vantaggi, in primis l’aumento della conoscenza e del rispetto delle tematiche ambientali presso un pubblico sempre più vasto, permettendo di perseguire uno dei propri fini istitutivi. Per fare questo le aree protette si stanno sempre più attivando per creare un sistema turistico quanto più possibile strutturato e variegato, realizzando centri visita, sentieri natura, attività didattiche e ricreative, con l’obiettivo di qualificare il turismo in queste aree.

La carta europea per il turismo sostenibile

La carta europea per il turismo sostenibile è stata istituita sulla base delle sfide lanciate dal dal Summit della Terra di Rio del 1992 proprio per incoraggiare un turismo che sia sostenibile per le aree protette, ma anche favorevole per l’economia locale. Essa nasce dall’Agenda21, ovvero un programma di azioni e obiettivi mondiali da raggiungere durante il 21esimo secolo per promuovere uno sviluppo sostenibile. La Carte Europea per il Turismo Sostenibile comprende un sistema di certificazione riservata ai parchi e  i grandi parchi, che in Italia è stata applicata anche a sistemi di parchi più piccoli.